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Titolo
ET VERBUM CARO FACTUS EST, et habitàvit in nobis; et vìdimus glòriam eius, glòriam quasi Inigéniti a Patre, plenum gràziae et veritàtis.






07/01/2009 @ 18.47.13
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Cooperatores Veritatis (3Jo, 8)

Link Utili
 
21/09/2008 - Il sito del Movimento Liturgico Benedettiano - rinascimentosacro.com
14/08/2008 - Il sito ufficiale dell'associazione - Fede e Cultura
10/11/2007 - Il sito Internet della santa Sede - vatican.va

Interventi
 
Di Admin (del 04/01/2009 @ 10:44:53, in Esteri, linkato 5 volte)






Per le foto, Fonte: corriere.it


verità. I commensali avevano necessità di vino, di verità; ...

verità. I commensali avevano necessità di vino, di verità; la Madonna lo disse al Figlio, il quale disse ai servi: «Riempite le giare di acqua». I servi le riempirono fino all'orlo e l'acqua diventò vino. Gli Israeliani, bisognosi ancora di verità, nel luglio del 2006 confusero col vino il sangue dei bimbi, e a Cana, nel sud del Libano, ne uccisero 37.

Oggi sempre assetati di verità, non solo hanno confuso il sangue col vino, ma anche Cana con Gaza, e stanno facendo un'altra strage d'innocenti.
Miriam Della Croce

Per il testo, Fonte: iltempo.ilsole24ore.com

 
Di Admin (del 22/12/2008 @ 20:43:45, in Amicizia Sacerdotale, linkato 4 volte)
"Hodie scietis quia veniet Dominus: Et mane videbitis gloriam eius"! (Ant. Inv. ad Matutinum in Vigilia Nativitatis Domini) Cari Confratelli, con gioia Vi scrivo in prossimità del Santo Natale di Nostro Gesù Cristo, per porgere a tutti voi gli auguri più cari e fraterni. Desidero già da adesso comunicarvi che le prossime "Giornate di Studio Teologico" sul Trattato dell'Eucaristia in San Tommaso d'Aquino si terrano a Roma dopo Pasqua. E' un impegno che abbiamo preso assieme e sarà un momento importante per la nostra formazione teologica. I dettagli saranno comunicati sempre su questo sito a breve, unitamente alla data del Convegno di settembre e degli Esercizi spirituali di novembre 2009. Vi auguro di rimanere nella pace di Cristo, pieni di santo zelo per le anime e gioiosi nell'annuncio del Vangelo della pace. Vostro fraternamente in Domino, P. Vincenzo M. Nuara O.P. (Ad Maiorem Dei Gloriam)
 
Di Admin (del 26/11/2008 @ 09:13:26, in Informazioni utili, linkato 84 volte)
Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri:

Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

Casa Beato Pio IX, Roma



Cari
amici,



Il giorno 8 dicembre festeggeremo un grande evento mariano.


Dalla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione in 1854, proclamata dal Beato Papa Pio IX, di venerata memoria, fino ad oggi, l’ Immacolata ha fato vedere con più evidenza al mondo intero la sua potenza.

Nella sua intercessione abbiamo la promessa della salvezza, particolarmente in questo tempo di buio totale e di apostasia lenta e profonda.

Quest’anno, l’8 dicembre avrà una particolare importanza, sarà l’ultimo giorno dell’Anno Giubilare di Lourdes. Quindi mi è venuta l’idea di organizzare una processione vespertina, una processione “aux flambeaux”, per la Madonna, per la Nostra Madre, per invocarla in quell’ ultimo giorno dell’Anno Giubilare, chiedendo per noi e per le nostre famiglie la grazia dell’Indulgenza plenaria (alle condizioni ordinarie:
confessione,
comunione).

Dunque vi mando in allegato il volantino di questa Fiaccolata: per la prima volta dopo più di 40 anni, essa si svolgerà Via del Corso, iniziando alle 19 nella Chiesa di Gesù e Maria, per arrivare nella Chiesa Giubilare del centro di Roma, grazie al Reverendissimo Parroco, la parrocchia Santa Maria in Aquiro, che espone sempre alla devozione dei fedeli la prima riproduzione in Italia della Madonna di Lourdes.

Per amore della Madonna, ci ritroviamo tutti l’8 dicembre alle 19 via del Corso. Per amore della Madre di Dio, dovete pure far conoscere questa grande notizia a tutti i vostri familiari, a tutti i vostri amici. Ho mandato in stampa 20 000 volantini, ma ogni uno di voi dovete girare la notizia a 100 persone al minimo! Diffondere ovunque questa notizia, sulla radio, sull’internet, ecc. Dovete portare i vostri figli e tutti quanti amano Maria Santissima… Dovete venire prima di tutto con la vostra fede e le vostre intenzioni per fidare tutto alla Madonna Immacolata.

Rimanendo in attesa delle vostre
reazioni, e profondamente grato per la
vostra attenzione, vi assicuro
delle mie preghiere all’Altare del Santo Sacrificio e davanti la nostra Madre del Cielo, Maria Immacolata.



don Joseph Luzuy, Priore




Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

Canonico Don Joseph Luzuy,
Priore

• Casa Beato Pio IX • Via Aurelia, 565, 00165 ROMA • Tel/fax 06
66 24 922 •
06 66 48 12 44 • roma@icrsp.org •
 
Di Admin (del 05/11/2008 @ 13:01:08, in Amicizia Sacerdotale, linkato 85 volte)

Reverendi e Cari Confratelli,

è passato più di un mese dal Convegno in Roma di “Giovani e Tradizione” per il primo anniversario del Motu proprio Summorum Pontificum. Se dovessimo fare un bilancio, possiamo dire che è stato davvero positivo: sia ringraziato il Signore. E’ stato un evento di grazia, per la perizia dei relatori e soprattutto per la presenza di tanti sacerdoti,  per il clima positivo e propositivo che si è creato, tutti intenti al bene della Chiesa e delle anime. Anche se con sfumature e con approcci diversi tutti abbiamo convenuto: sul sostegno al Santo Padre in questo cammino di riforma della Chiesa che Egli ci indica, del valore inestimabile della Santa Messa quale Sacrificio di Cristo, della bellezza e della ricchezza teologica e spirituale della Liturgia Romana Tradizionale o Gregoriana, della sacralità del nostro Ministero sacerdotale e della nostra missione pastorale, dell’urgenza di un approfondimento teologico cattolico in perfetta obbedienza e armonia col Magistero pontificio e la Tradizione della Chiesa, di una necessaria Riforma della riforma della Liturgia, della necessità di una comunione e fraternità  che ci sostengano nel nostro cammino e che ci facciano uscire da un certo isolamento.  A ciò, dopo il convegno è nato il coordinamento “Amicizia sacerdotale Summorum Pontificum” (cf. www.giovanietradizione.org) : in tanti stanno aderendo, anche sacerdoti che non hanno potuto partecipare al convegno. Questa iniziativa nasce con lo scopo di creare un coordinamento tra i sacerdoti per poter  crescere spiritualmente e camminare insieme anche se viviamo in posti diversi e lontani tra loro, tutti con le stesse idealità di fondo e pronti a rinnovare nel solco della Tradizione Cattolica quelle realtà in cui viviamo, in cui la Volontà di Dio ci ha messi  per lavorare nella Sua vigna, in spirito di profonda comunione ecclesiale.

Per l’inizio del prossimo anno, stiamo pensando ad un altro incontro di almeno due giorni, ne avrete comunicazione per tempo e intanto attraverso le e.mail teniamoci in contatto per ogni necessità e non dimentichiamoci di pregare ogni giorno gli uni per gli altri, per il Santo Padre, per la Chiesa , per le nuove vocazioni che si stanno  affacciando nella Chiesa.

Sappiatemi vostro servitore in questa carità sacerdotale.

 

Un fraterno e cordiale saluto.

In Cordibus Jesu et Mariae,

P. Vincenzo M. Nuara O.P.  (ROMA)

 

P.S. Chi permette che la sua e.mail sia data agli altri confratelli è pregato di comunicarlo. Grazie
 
Di Admin (del 05/11/2008 @ 12:46:28, in Informazioni utili, linkato 77 volte)
Pubblichiamo una lettera che il Segretario Nazionale del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha recapitato al Presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso (fonte: queerblog.it).
Tra i tanti "buoni propositi" c'è quello di estendere la legge Mancino "
...ai crimini di odio verso omo e transessuali".
In parole povere i cattolici dovrranno rinunciare al loro dovere di diffondere la dottrina cattolica e quei passi della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa che chiaramente si esprimono contro tali pratiche.

Dovremmo quindi tacere in nome di supposte "libertà civili" e dimenticarci la tanto acclamata "libertà religiosa" pena la galera?

Alla fine della lettera di Veltroni pubblichiamo una mail giuntaci dal centro lepanto (www.lepanto.org) in cui si mette in risalto la "buona volontà" dell'attuale governo Berlusconi di portare a compimento questo progetto.





Caro Aurelio,

ti ringrazio della lettera aperta che mi hai scritto e che giustamente è sostenuta da tante voci autorevoli del Partito Democratico.

Come sai, il nostro impegno è per una società inclusiva, in cui davvero tutti i cittadini abbiano le stesse opportunità di realizzare i propri progetti di vita. I diritti dei cittadini gay lesbiche e transessuali sono in questo senso, fin dall’atto costitutivo del PD, parte integrante della nostra idea di società, della nostra visione della modernità.

Viviamo in un tempo difficile, cupo, in cui la paura del diverso, la paura di tutto ciò che non ci assomiglia, la paura ancestrale dell’ignoto, sembra essere l’elemento che caratterizza le relazioni umane. Nel nostro Paese, e più in generale nelle società occidentali.

La paura del diverso, ne abbiamo avuto di recente sin troppi esempi, colpisce in modo inaccettabile anche gli omosessuali.

E questo avviene mentre al contrario di quanto avviene in gran parte del resto d’Europa i cittadini omo e transessuali non hanno, in Italia, leggi di pari opportunità e non sono tutelati contro le discriminazioni e i reati d’odio.

Il Parlamento Europeo, da parte sua, da tempo ci indica che omofobia e transfobia sono reati d’odio analoghi al razzismo ed alla xenofobia.

Anche per questo il nostro impegno, mio e del Partito Democratico, è come sai quello di abbattere il pregiudizio e la discriminazione sostenendo l’intervento legislativo, di cui Paola Concia è relatrice, che vuole estendere la legge Mancino ai crimini di odio verso omo e transessuali.

Il rischio che va allontanato è che non si affermi, in Italia come ovunque, una gerarchia delle vittime, per cui qualcuno merita tutela e qualcuno no. Nessuno deve poter pensare di commettere violenze meno gravi perché indirizzate a vittime meno tutelate di altre.

Perché questo accada, non c’è dubbio che assumono grande importanza tutti nostri atti concreti e le nostre iniziative pubbliche che sono improntate ad un forte contrasto verso tutte le discriminazioni che indeboliscono la democrazia e la convivenza civile.

Un caro saluto

Roma, 23 ottobre 2008
Walter Veltroni, Segretario nazionale PD

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CENTRO CULTURALE LEPANTO


Gentile amica, caro amico,


vorrei richiamare la Sua attenzione su una iniziativa legislativa avallata dal Governo in carica e gravida di negative conseguenze per la libertà di religione in Italia !

La Commissione Giustizia della Camera ha infatti posto in discussione una proposta di legge, prima firmataria la deputata del Pd Anna Concia, per punire con la reclusione da sei mesi a quattro anni, l'autore di un discorso, uno scritto o un atteggiamento a cui venga attribuito un valore "discriminatorio" verso la pratica omosessuale e altri, non meglio precisati, "orientamenti sessuali".

Può leggere una attenta disamina di questa contraddittoria proposta di legge sul Blog di Lepanto: www.lepantoblog.org

Il Presidente della Commissione, l'on. avv. Giulia Bongiorno, ha inoltre affidato l'incarico di relatore della proposta di legge alla stessa on. Concia. 'Il gesto della collega Bongiorno - ha rilevato la parlamentare del Partito democratico - esprime una fiducia politica che mettero' al lavoro''. (Asca, 24.9.08)

NESSUN COMPONENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA ha sollevato critiche alla via preferenziale data a questo pdl, nè all'attribuzione di relatore ad un membro dell'opposizione e nemmeno al suo confuso contenuto, con la sola eccezione dei deputati Nicola Molteni e Luca Rodolfo Paolini (Lega Nord).

Se approvata, questa legge di un solo articolo aprirebbe di fatto le porte del carcere per chiunque, laico o religioso, osasse ricordare pubblicamente i principi solenni della morale cattolica o le immutabili condanne della Sacra Scrittura, dell'Apostolo Paolo o di S. Tommaso.

Questa proposta di legge avrebbe come principale conseguenza quella di censurare la libertà di espressione, e quindi di critica, dei cattolici.

Gli atti di violenza o l'incitamento alla stessa, verso chiunque, sono infatti già opportunamente sanzionati dal nostro Codice.

Si unisca a noi nella protesta presso il capo del Governo, on. Silvio Berlusconi, per questa iniziativa politica che rappresenterebbe un clamoroso tradimento del mandato degli elettori.

Scriva subito per email a: redazione.web@governo.it oppure per posta ordinaria a: Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370 - 00187 Roma, chiedendo l'intervento diretto del Presidente del Consiglio perchè si assuma piena responsabilità su una questione così importante per il futuro della libertà di espressione religiosa in Italia.

La saluto, confidando nella Sua sensibilità e disponibilità,

 

Il Presidente

Fabio Bernabei


 
Di Admin (del 29/10/2008 @ 15:34:26, in Dai Lettori, linkato 73 volte)

Un lettore, che preferisce rimanere anonimo sotto lo pseudonimo di QuisUtDeus, ci ha inviato il seguente scritto in cui ci elenca il vero significato della festa di halloween.

Lo pubblichiamo volentieri in quanto con stile agile riesce a sintetizzare tutti i punti più controversi di una "festa" retaggio della peggiore superstizione pagana.

Admin

Ognissanti

Vogliamo essere sentinelle del mattino, vigili, sveglie, attente( Is 21,6-8), che sanno alzare la voce (Is 52,8), che “non taceranno mai” (Is 62,6), che “vigilano sulla casa d’Israele”(Ez 3,16).

 

Prima di partecipare alla festa di Halloween, ti sei informato sulle origini, la natura e le implicazioni?

 

“Dolcetto o scherzetto” è la formula magica che imperversa per le nostre strade nella notte di Ognissanti. Dobbiamo temere i ragazzetti che scendono per le strade vestiti da mostriciattoli? Croci contro zucche? Nessuna battaglia, ma una semplice comprensione del senso vero e profondo della santità a cui siamo chiamati e a cui il Papa spesso ci richiama.

Non s’intende fare crociate, ma occorre essere consapevoli che è a partire dalle piccole cose che viene manipolata la nostra cultura e censurata la nostra storia, stordendo l’uomo con l’oppio del magico e dell’inconsistente.

 

Viviamo nell’epoca e nella logica del “che male c’è in fondo…”! E invece c’è molto di male dietro questa festa che appare innocua , ma che, in realtà, è una festa pagana a cui si sono aggiunti elementi tratti dalla magia, esoterismo e stregoneria…il tutto mascherato in un perfetto cocktail d’ipocrisia.

 

Da cristiani, figli della chiesa di Roma, DICIAMO NO AD UNA FESTA PAGANA con implicazioni nel mondo dell’occulto. Halloween è “una finestra aperta, una porta d’ingresso all’occultismo”. C’è una chiara strategia alle spalle, che, con tatticismi e senza sospetti, vuole ingannare. A cui si aggiunge un colossale business frutto di un’autentica pianificazione consumistico-commerciale su scala mondiale.

 

Dietro le maschere,le zucche, i costumi,apparentemente innocui,si nascondono molte insidie.

 

DICIAMO NO AD UNA FESTA DELL’IGNORANZA E DELLA SUPERSTIZIONE.

 
Prima di agire conosci!
 

Il significato. Halloween è la forma contratta dell’espressione inglese “All Hallows’Eve day” che letteralmente significa vigilia d’Ognissanti.

 

La tradizione celtica. Le origini di Halloween risalgono agli antichi druidi celti che celebravano la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, principe della morte, che veniva ringraziato per i raccolti estivi. Si tratta del capodanno celtico ed è evidente l’origine pagana della festa. Il giorno di Samhain segnava, dunque, l’inizio delle metà invernale dell’anno e veniva considerato un momento magico: le barriere tra vivi e morti si assottigliavano tanto da permettere agli spiriti di tornare sulla terra e comunicare con i vivi. Col tempo questi spiriti assunsero un connotato diabolico e malvagio. Fu così che apparvero i simboli della morte, che poco hanno a che vedere con la iniziale ricorrenza celtica.

 

La leggenda irlandese. Jack, fabbro malvagio e tirchio, dopo l’ennesima bevuta, viene colpito da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo, nel reclamare la sua anima, viene raggirato da Jack (!!!) e si trova costretto a rinunciare alla sua anima,facendolo tornare in vita. Jack, ignaro degli effetti della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto neanche all’inferno a causa del patto col diavolo e allora intaglia una grossa rapa mettendovi all’interno della brace fiammante. Con questa lanterna, Jack, da fantasma, torna nel mondo dei vivi.

 

La rivisitazione americana. Gli irlandesi, emigrati in America verso il 1850, sostituirono le rape con le zucche che divennero le “Jack o’lantern”, utilizzate la notte d’Ognissanti, pensando di tener lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa.

 

“Trick or treat”.E’ l’usanza del “dolcetto o scherzetto”. Il significato dell’espressione inglese è “trucco o divertimento”, ma in realtà significa:”maledizione o sacrificio”. La notte di Halloween si chiedono soldi o cibo: se accontentati si promette prosperità e fortuna; al contrario la scherzetto diventa una maledizione alla famiglia.

 

Tutto questo è il presupposto della festa di Halloween: una tradizione pagana del mondo celtico, gonfiata da una leggenda irlandese, rivisitata dalla commercializzazione americana e importata in Europa e in Italia.

 

Ma le obiezioni cristiane a queste favole sono evidenti.

 

1. L’anima, dopo la morte, è nelle mani di Dio e col giudizio particolare va in Paradiso, Purgatorio o Inferno e non si fa delle passeggiate.

2. Quando l’uomo muore, il giudizio si compie solo davanti a Dio e non al diavolo.

3. Il diavolo non ha nessun potere di far tornare in vita un uomo dopo la morte, cosa che compete solo a Dio.

4. Se si fa un patto col diavolo l’inferno accoglie a braccia aperte.

5. E’ superstizioso pensare di allontanare questi presunti spiriti dei morti solo con una zucca!

6. La storiellina di Halloween sviluppa e accredita pratiche occulte e magiche.

7. I morti non sono qualcosa da cui difendersi, ma per i defunti si prega, si offrono messe, si fa elemosina.

 

E’ davvero sconcertante quello che, apparentemente nascosto, si cela dietro questa “festaccia” che getta blasfemia sulla festa di Ognissanti e dileggia il culto cristiano dei defunti. Ma non è tutto.

 

Il satanismo. Il 31 ottobre è una data importante non solo per la cultura celtica, ma anche per il satanismo. E’ uno dei quattro sabba delle streghe. I primi 3 segnavano il tempo per le stagioni “benefiche”: il risveglio della terra dopo l’inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l’arrivo dell’inverno e la sconfitta del sole…quindi freddo e morte. Halloween, quindi, è una ricorrenza legata al mondo della magia. Il mondo dell’occulto lo definisce così: ”E’ il giorno più importnate dell’anno,è il capodanno di tutto il mondo esoterico,è la festa più importante dell’anno per i segnuaci di satana”. Le cosiddette “streghe” restano incinte appositamente per sacrificare il neonato in quella notte. E se vedete sparire qualche gatto nero chiedetevi il perché. E’ la notte in cui si sguazza nella divinazione, nell’astrologia, nella chiromanzia, nella medianità, nella magia, nella stregoneria, nello spiritismo, nel satanismo. La festa di Halloween, quindi, è un rendere osanna al diavolo, il quale se adorato, anche solo per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. La festa di Halloween è una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco: è questa l’astuzia del demonio!

 

Tutto questo è la versione moderna di Halloween che va ad aggiungersi a quel clima di magico che siamo costretti a subire di continuo: dai fiumi di serial televisivi in cui le streghe sono magari anche simpatiche e buone ad anni di harrypotterismo, da un oceano di riviste con richiami all’esoterismo agli amuleti e oggetti magici.

Il “paradosso di Halloween” è proprio quello di essere una festa ipermoderna nel modo di presentarsi ed iperarcaica nelle idee; rappresentare il massimo della credulità in un mondo sempre più secolarizzato.

Nella cultura di massa dove imperversa la logica della “festa per la festa” a prescindere dai contenuti,è facilmente spiegabile il successo della penetrazione di Halloween, emblema del vuoto, delle zucche, ma specialmente delle teste vuote che in esse si perdono.

 

Alle zucche vuote di Halloween i cristiani rispondono con le zucche piene di cultura veramente alternativa e controcorrente,che alla confusione dei fenomeni di massa,sostituisce l’intimità e il silenzio di una fede vissuta.

 

E’ un vero e proprio scippo che la cultura cristiana sta subendo. La progressiva scristianizzazione della festa cristiana, la ferializzazione del giorno festivo hanno dato la spinta all’introduzione di questa nuove feste anticristiane. Ma in realtà quella di Ognissanti è una festa cristiana. Instaurata da papa Gregorio IV nell’840, originariamente si celebrava nel mese di maggio. Fu nel 1048 che Odilio de Cluny spostò la celebrazione cattolica all’inizio di novembre per detronizzare il culto di Samhain.

 

La Parola di Dio (150 circa sono i passi ) è chiarissima al riguardo, vietando il ricorso più o meno consapevole a pratiche di superstizione e irreligiosità.

La tentazione e oppressione diabolica ,descritta nel Vangelo, tenta di pervertire l’uomo rendendolo nemico a Dio. Ma Gesù ha dimostrato la sua potenza sui demoni e ha trasmesso questa sua potenza ai suoi discepoli.

 

Lo stesso magistero e la tradizione cattolica che si esprime nella catechesi è chiara al riguardo.

L’unico culto da rendere è quello all’unico e vero Dio che si fa carne in Gesù Cristo. Tutto ciò che è deviato da questo culto diventa superstizione, che ha la sua massima espressione nell’idolatria (che può arrivare al satanismo),come nelle varie forme di divinazione e magia.

La divinazione è la pretesa di conoscere e preannunciare il futuro e le cose nascoste,mediante contatti con forze occulte. E’ condannata perché nasce con un patto con il diavolo e conduce l’uomo a credere in colui che combatte la salvezza, ma il futuro non può essere previsto perché appartiene solo a Dio. Sono in contraddizione con la fede cristiana la consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium.

La magia e la stregoneria non pretendono di conoscere invano il futuro, ma le cose occulte. Si pretende in altre parole di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere sugli altri soprattutto per nuocere, ricorrendo all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è da condannare. La Chiesa mette in guardia anche dallo spiritismo che spesso implica divinazione o magia.

 

Questa è la verità, nient’ altro che la verità. Noi crediamo nel Dio della Luce e della Vita.

Uno notte di Halloween allora vestito da mostriciattolo o da fantasma? No grazie!

Una notte attorno al Santo dei Santi: GESU’ che porta una grande luce d’amore.

Per invocare UNICO SPIRITO che non porta paura o terrore.

Ci sono Orizzonti di Cielo per te!

Una luce nella notte. Una luce nella notte di Ognissanti.

 
Di Admin (del 29/09/2008 @ 22:16:46, in Dai Lettori, linkato 136 volte)
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera inviataci dalla sig.ra Patrizia Stella conosciuta nel corso del nostro convegno a Roma.


LETTERA APERTA A S.E.R. CARD.  BAGNASCO

PERCHE’ DICIAMO  “NO”  AL TESTAMENTO BIOLOGICO

 

Eminenza Reverendissima,

            mi faccio portavoce di varie Associazioni e Comitati “Pro life” sparsi nelle nostre città italiane, per segnalare il nostro sconcerto davanti alla notizia di una eventuale apertura al testamento biologico che Lei avrebbe indicato all’inizio dei lavori del Consiglio permanente della Cei.

            D’accordo che questa frase è stata subito seguita da molti “distinguo” per metterci in guardia da eventuali “forme mascherate di eutanasia”, come Lei ha doverosamente precisato, tuttavia mi permetta, Eminenza, di chiederLe che cos’altro può essere il testamento biologico se non un modo subdolo, ipocrita e solo apparentemente democratico di una nuova forma di eutanasia che si sta profilando all’orizzonte dell’Unione Europea come nuova conquista sociale da perseguire con tutti i mezzi, a coronamento di altre nefaste “conquiste” quali l’aborto facile, i matrimoni sempre più “variegati”, la sessualità più trasgressiva e istintiva, detta gender, da elevare a valore giuridico?

            L’ipotesi che si possa in qualche modo distinguere il testamento biologico dall’eutanasia è assurda, se pensiamo che l’autore di questa proposta di legge è il prof. Veronesi, lo stesso che in un suo libro avrebbe suggerito a tutta l’umanità di “sparire” (non si sa in quale modo!) al compimento del 50.mo o massimo 60.mo anno di età, cioè dopo che l’uomo e la donna hanno già assolto al loro compito di procreare e allevare la prole.  Se il prof. Veronesi suggerisce di sparire a chi sta bene, solo perché segue le leggi della vita che sono quelle di invecchiare, figuriamoci che speranza di guarigione può avere chi inizia a star male, a qualunque età, in virtù del testamento biologico!

            Con molta probabilità si tratta di legalizzare un semplice “lasciapassare” all’altra vita, sottoscritto dagli interessati, ai quali si è fatto prima il solito lavaggio mediatico del cervello, al fine di tacitare la coscienza di quei politici e di quei medici che hanno perso di vista l’alto valore deontologico della loro professione, e che si sono lasciati ottenebrare da una mentalità sempre più qualunquista, opportunista, disfattista, e “affarista” proprio sulla pelle di ingenui come noi.  Basti vedere con quanta superficialità hanno condotto la questione della donazione degli organi, con l’ipocrita legge sul silenzio-assenso, per capire dove hanno intenzione di approdare costoro!

            Persa di vista la grande dignità della persona umana in qualunque situazione essa si trovi, (concetto troppo spudoratamente cristiano per essere accettato da certi laici!) per costoro siamo solo oggetto da manipolare a seconda degli interessi del momento, e sono così astuti da farci credere che la nostra dignità consiste nel farci ammazzare, piuttosto di dover affrontare l’inevitabile sofferenza che di solito accompagna il destino di ogni uomo in prossimità della morte!  E se questa sofferenza dovesse essere causata in qualunque periodo della vita per motivi non fisici ma morali, quali delusioni, umiliazioni, insuccessi, tradimenti, fallimenti… ecc. a tal punto da invocare la morte come liberazione, potremmo lo stesso sperare di essere inclusi nel “testamento biologico” per evitare certe sofferenze morali spesso assai più dolorose di quelle fisiche?

            Eminenza, perso di vista il senso del vivere dell’uomo su questa terra per questi pochi anni che ci è consentito di vivere, con tutto il suo carico di gioie e di dolori, di fatiche e di speranze, perso di vista il valore spirituale, trascendentale e non solo materiale ed economico della persona umana, mi dica… vale veramente la pena di vivere, anche fossimo nell’abbondanza e nel gaudio massimo?  Perché molta gente ha paura della morte?  Perché la morte per chi non crede in Dio è il disfacimento totale, è l’annientamento di tutto, cosa terribile da affrontare con le sole nostre forze, meglio chiudere occhi e mente  prima che si presenti questo non facile momento di riflessione.

            Ma il cristiano, il credente, non ha paura di affrontare la morte e la sofferenza perché sa che non è solo, perché lo accompagna sempre la mano paterna di Dio in vista del premio finale. “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano”, dice con forza San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, e noi lo vogliamo credere fermamente, o Signore, anche se siamo pieni di paure, di miserie e di debolezze.

 

Patrizia Stella – Verona - patrizia.stella[AT]@alice.it


Mi permetto di aggiungere che il testamento biologico è spinto anche dalle lobbies finanziarie la cui approvazione porterà sicuro vantaggio alle casse delle assicurazioni sulla vita. Immaginate che spese enormi mantenere in vita per anni un paziente che necessita di costose cure: è piu economico staccare la spina. (Admin)


 

 
Di Admin (del 25/09/2008 @ 14:07:25, in Relazioni, linkato 134 volte)

“Il Motu proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI, una ricchezza spirituale per tutta la Chiesa: anno dopo”.

Roma, 16-18 settembre 2008

Introduzione al convegno di P. Vincenzo M. Nuara O.P.

 

Reverendi Sacerdoti,

Illustri ospiti e amici,

Gentili Signore e Signori,

Carissimi giovani,

 

con grande gioia e riconoscenza al Signore, mi accingo ad aprire con questa introduzione, il  convegno di “Giovani e Tradizione” che celebrerà l’anniversario del  Motu proprio “Summorum Pontificum” a un anno dalla sua promulgazione e dalla successiva entrata in vigore.

Il 7 luglio 2007 il Sommo Pontefice Papa Benedetto XVI promulgava la Lettera Apostolica “Summorum Pontificum” data in Motu proprio sull’uso della Liturgia Romana Tradizionale anteriore alla Riforma del 1970 con validità a decorrere dal 14 settembre successivo.  Una lettera tanto attesa che “ha suscitato reazioni molto divergenti tra loro, che vanno da una accettazione gioiosa ad una opposizione dura” -come ha scritto lo stesso Pontefice nella lettera di presentazione della stessa inviata a tutti i Vescovi-.

Un documento questo, a mio parere, che apre una nuova stagione nella vita della Chiesa e orienta delineando, nuove prospettive (teologiche, liturgiche, pastorali) in vista di un ripensamento in chiave cattolica di una certa teologia liturgica e dogmatica. Un documento che sempre più nel tempo farà parlare di sé,  di una portata storica significativa.

Perché? Innanzitutto perché dopo la riforma liturgica del 1970,  riconosce in modo ufficiale e autorevole la piena legittimità della Liturgia Romana Tradizionale nella sua forma più antica, di una liturgia ancora viva e “di un messale mai abrogato  e dunque sempre valido e in linea di principio sempre permesso” e inoltre la piena liceità e legittimità di coloro che la celebrano, di coloro che la richiedono e vi partecipano  “venendo incontro alle loro giuste aspirazioni”, come ha scritto il Santo Padre e perché ne hanno diritto.

In secondo luogo perché il provvedimento canonico-disciplinare del Pontefice si inserisce in un itinerario di recupero del Sacro di questo Pontificato, della sacralità della Liturgia nella celebrazione dei Santi Misteri in  continuità con la Tradizione Cattolica della Chiesa. Questo itinerario sta mettendo le basi per una  ricerca e un dibattito teologici che faranno da presupposti utili e necessari nel prossimo futuro, per una “Riforma della riforma” della Liturgia, auspicata dallo stesso Pontefice

In terzo luogo è volontà del Santo Padre  “di giungere con tutte le forze, ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa, facendo tutti gli sforzi possibili affinché a tutti quelli che hanno il desiderio dell’unità sia reso possibile di restare in questa unità o di ritrovarla nuovamente”  -come egli stesso ha scritto ai Vescovi-.

Questo convegno nasce dall’idea di un gruppo di giovani cattolici “Giovani e Tradizione” di Acireale, i quali desiderano manifestare la loro devozione e il riconoscimento grato al Santo Padre per questo atto così importante per la vita della Chiesa e celebrare il primo anniversario del Motu proprio, manifestandoGli la piena comunione e devozione, unita ad una fattiva collaborazione nel tessuto ecclesiale.

Sono giovani che hanno scoperto nella loro vita, la bellezza di Cristo, della Tradizione  cattolica e la certezza della fede che la Chiesa Cattolica è l’unica e vera Chiesa di Cristo, Madre e Maestra di Verità.

Che siano stati dei giovani ad organizzare il convegno è davvero interessante, è un “segno dei tempi” in quanto,  mentre assistiamo tristemente ad un allontanamento dalla fede di tanti, assistiamo altresì al fatto che coloro che aderiscono alla fede cattolica sono giovani che passano attraverso la riscoperta, la conoscenza e la valorizzazione del deposito della Tradizione Cattolica della fede. “Oggi molti giovani scoprono questa forma liturgica e si sentono attirati da essa e vi trovano una forma particolarmente appropriata per  loro d’incontro con la SS. Eucaristia” scrive il Santo Padre.

E’ un dato questo da tenere in seria considerazione, il quale mentre evidenzia in modo incontrovertibile il desidero e il bisogno di integrità delle nuove generazioni contro la dispersione culturale contemporanea, manifesta anche il fallimento storico di certe “novità”  di questa ultima stagione ecclesiale.

Purtroppo a ragione di una “liturgia arbitraria e creativa che è giunta in vari ambienti a deformazioni al limite del sopportabile”, incapace di comunicare sacralità;  a ragione di una “predicazione ambigua”, frutto di una deriva neo-protestante di certi ambienti di Chiesa e di certa teologia;  di un orientamento della missione esclusivamente nel sociale, molti si sono sfiduciati e allontanati, “anche persone radicate nella fede della Chiesa”, scrive ancora il  Pontefice.

Ecco perché  a mio parere questo documento è un documento attuale perché risponde al bisogno della Chiesa nel presente, anche se riabilita “cose del passato”. Sia perché in sé porta la carica della giovinezza perenne della Sacra Tradizione che non si esaurisce mai –  quel  tesoro da dove trarre cose antiche e nuove- sia perché è destinato anche alle giovani generazioni che sono il presente e il futuro della Chiesa.

Il Motu proprio non è stato voluto per i cosiddetti “nostalgici”, per coloro che erano legati per l’età o per formazione culturale alla Liturgia Tradizionale, ma per tutti quei battezzati che desiderano attingere a questo tesoro di grazia della Chiesa, che è una ricchezza per tutti,  in quanto il  legame alla Liturgia Tradizionale o Gregoriana non è anagrafico o estetico ma teologico, ecclesiale e spirituale.  

A ragione dunque il Santo Padre scrive nella lettera indirizzata ai Vescovi: “Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute  nella fede e nella preghiera della Chiesa e dar loro il giusto posto”.

Ma questo documento ha anche messo in luce maggiormente delle situazioni “di crisi” nella Chiesa e  questo lo diciamo con profondo dolore: la crisi di fede di tanti che si sono opposti duramente alla Santa Messa Tradizionale, la crisi di obbedienza nei confronti del Sommo Pontefice, anche da parte di Vescovi. Abbiamo assistito in questi mesi passati a situazioni di sacerdoti ostacolati, minacciati, derisi e in alcuni casi perseguitati proprio per l’obbedienza al Motu proprio, al Papa. Un clima di sospetto si è diffuso in alcune diocesi e tutto ciò ha avuto una  ricaduta grave sui fedeli, sgomenti e scandalizzati per quanto stava avvenendo.

In fondo i risultati di questi ultimi decenni sono  sotto gli occhi di tutti:  Seminari e Istituti religiosi con poche vocazioni, la crisi d’identità e la secolarizzazione della vita  sacerdotale, la fuoriuscita dalla Chiesa di tanti, le giovani generazioni che sfuggono di mano nella pastorale ordinaria, una “Chiesa del dialogo” che smarrisce la strada della missione e di cattolici con una fragile connotazione identitaria indistinguibile anche nel sociale, i quali si sentono forse cristiani ma poco cattolici.

Inoltre il Santo Padre aveva già messo in luce questa realtà quando, avendo parlato di “dover ricucire l’unità ecclesiale”, oltre a parlare di coloro che sono momentaneamente fuori dalla Chiesa per motivi canonici, mi pare abbia voluto  parlare  anche di tutte quelle situazioni di divisione e di intolleranza all’interno della Chiesa stessa, di derive  in ordine alla dottrina,  alle visioni di Chiesa differenti e di rottura col passato e di idee teologiche di rottura e in discontinuità con la Tradizione, che hanno creato confusione, disorientamento e smarrimento in non pochi fedeli e pastori.

La ricerca teologica esige libertà ma ancor più, per essere autentico servizio del Signore, esige la dinamica della fedeltà. “Dinamica e fedeltà debbono diventare una cosa sola, questa sintesi (dinamica e fedeltà) è un cammino esigente ma indispensabile se vuole essere un servizio alla Chiesa nella Verità”, diceva il Santo Padre in quel  Suo magistrale discorso del  22 dicembre 2005 alla Curia Romana.

Il Motu proprio è uno strumento voluto dalla Provvidenza per costruire la comunione ecclesiale e ricucire le fratture, e tutti dobbiamo fare la nostra parte,  perché com’è vero che non c’è Chiesa senza Tradizione, né Verità senza Tradizione, è altrettanto vero che non c’è Tradizione senza vera comunione ecclesiale che non è vile servilismo o frutto di subdoli compromessi ma gioiosa adesione a Colui che ci ha chiamati ad essere “cooperatori della Verità”.

Non a caso proprio lo scorso 14 settembre il Santo Padre così ha parlato ai Vescovi francesi: “Nel Motu proprio Summorum Pontificum, sono stato portato a precisare le condizioni di esercizio di tale compito, in ciò che concerne la possibilità di usare tanto il Messale del B. Giovanni XXIII (1962) quanto quello del Papa Paolo VI (1970). Alcuni frutti di queste nuove disposizioni si sono già manifestati, e io spero che l’indispensabile pacificazione degli spiriti sia, per grazia di Dio, in via di realizzarsi. Misuro le difficoltà che voi incontrate, ma non dubito che potrete giungere, in tempi ragionevoli, a soluzioni soddisfacenti per tutti, così che la tunica senza cuciture del Cristo non si strappi ulteriormente. Nessuno è di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire “a casa sua”, e mai rifiutato. Dio, che ama tutti gli uomini e non vuole che alcuno perisca, ci affida questa missione facendo di noi i Pastori delle sue pecore. Non possiamo che renderGli grazie per l’onore e la fiducia che Egli ci riserva. Sforziamoci pertanto di essere sempre servitori dell’unità”.

 

Nello stesso tempo il Motu proprio si inserisce in  quel cammino di Riforma della vita della Chiesa, come il Santo Padre ha auspicato fin dall’inizio del suo Pontificato, di una riforma dal di dentro, di una purificazione interna necessaria perché la Sposa di Cristo risplenda in tutta la sua bellezza. Cioè di un maggiore fervore apostolico e ascetico della vita sacerdotale, di una intensa formazione teologica e spirituale nei seminari per i candidati al Sacerdozio, di un itinerario di studi più conforme all’insegnamento del Magistero perenne della  Chiesa,  di una radicalità evangelica più visibile degli Istituti di Perfezione,  di un laicato cattolico formato capace di dare ragione della propria fede.

In questo cammino la Liturgia potrà fare molto e lo vediamo già in molte comunità che hanno ripreso l’antico fervore proprio a partire dalla Liturgia e dalla Liturgia Tradizionale e ricevono altresì la grazia di vocazioni. La ricchezza della Liturgia Gregoriana con la sua sacralità e bellezza, suscita le vocazioni, anzi dico di più, questa Liturgia, questa Messa è la speranza della Chiesa.

Questo cammino necessita della preghiera, della fedeltà e dell’obbedienza. La vera Liturgia della Chiesa nasce nella fede e nella preghiera e non c’è autentico servizio alla Chiesa che non richieda fedeltà e obbedienza: perché obbedire ed essere fedeli alla Chiesa è obbedire ed essere fedeli a Cristo e a Colui che Cristo ha voluto suo Vicario in terra, il “dolce Cristo in terra” come S. Caterina da Siena era solita chiamare il Papa.

Per qualcuno “il Motu proprio è già morto” a motivo di tutte le opposizioni, le disobbedienze, gli ostacoli messi in opera per farlo decadere... potrebbe sembrare così, ma non credo affatto. Il nostro sguardo deve essere quello delle persone di fede, che sanno che dietro tutte queste prove la Croce di Cristo rifulge della sua potenza e del suo splendore. Sono invece fortemente convinto, che pur con tutti i problemi accaduti e che forse continueranno,  con tutte le opposizioni, le situazioni non risolte e con le problematiche di varia natura aperte anche dal Motu proprio, di cui ne abbiamo consapevolezza,  il cammino iniziato è ormai  “una strada senza ritorno”.

Ciò che oggi vale  -ed  è il motivo per cui siamo qui-  è il fatto che il 7 luglio 2007 rimarrà una data storica da cui ripartire, senza questo documento oggi non potremmo parlare di qualcosa che ci appartiene profondamente e che alimenta la nostra fede perché appartiene alla Chiesa.  Non è tutto, ma è l’inizio significativo, è la prima tappa di un lungo cammino. Non bisogna adesso guardare solo a ciò che è stato del recente passato,  ma guardare positivamente alle prospettive che si aprono per il futuro e che partono dal Motu proprio. In fondo il piccolo ma grande segno che il Papa ci sta presentando per la Riforma della Chiesa è la S. Messa, è l’Eucarestia: da lì tutti dobbiamo ripartire.

In quest’opera la Chiesa ha bisogno di “umili lavoratori nella vigna del Signore”, che non stanno a pretendere dalla Chiesa ma a servire la Chiesa, anche quando forse come Abramo vedranno da lontano nella speranza, perché il rischio potrebbe essere quello di servirsi della Chiesa per proprie personali vedute non quello di servire la Chiesa. Quest’ opera va  fatta senza servilismo ad alcuno, ma nella feconda parresia  cristiana che cerca sempre e solo la Verità con umiltà perché siamo “servitori di Dio” come scrive l’Apostolo.

Al termine di questa mia introduzione, giunga al Santo Padre il Papa Benedetto XVI la nostra particolare devozione, la nostra umile obbedienza, la nostra piena comunione e il nostro sentimento grato e riconoscente per il Suo illuminato e sapiente magistero: in quest’opera mirabile per il bene della Chiesa, non lo lasceremo da solo. Questa unità non è un optional ma è nell’essenza della fede cattolica, fortemente consapevoli che : “Ubi Petrus, ibi Ecclesia”.

Grazie a voi tutti della presenza, grazie a coloro che hanno pregato per l’esito felice di questo convegno, grazie di cuore agli illustri relatori che hanno accettato di partecipare e ci onorano oggi della loro presenza. Grazie in particolare alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” che ci ha onorato del  suo Patrocinio e che è presente qui nella persona del suo Vice-presidente Mons. Perl, che ringrazio di cuore per il suo sostegno fraterno e fiducioso fin dalla prima ora dell’organizzazione del convegno. E grazie infine alla forza ideale trainante e sempre coinvolgente di questi giovani, consolazione nelle nostre fatiche e nelle prove del ministero sacerdotale.

Permettetemi infine di concludere con una frase che Sant’Atanasio ebbe a dire nella terribile situazione della Chiesa nella lotta contro gli Ariani e che rimane oggi una forza anche per noi: “Voi avete mantenuto le chiese, noi abbiamo mantenuto la fede. Tenetevi le chiese se volete, noi ci terremo la fede per continuare la Chiesa”.

Grazie e buon convegno a tutti.
 
Di Admin (del 21/09/2008 @ 18:24:36, in Informazioni utili, linkato 141 volte)
Di seguito l'elenco dei  giornali-on-line e agenzie di stampa che hanno parlato della nostra iniziativa:


Radio Vaticana

La Stampa

Il Giornale

Il Tempo

Adnkronos

Repubblica

Agenzia SIR

vaticanservicenews

Korazym

corrispondenzaromana.it


kathweb.at - Portale austriaco

die-tagespost.de - giornale-online tedesco

Inoltre, nelle versioni cartacee:

L'Osservatore Romano (16-17 settembre)
Avvenire (17 settembre)
Libero (17 settembre)
Il Giornale (17 settembre)
Repubblica (17 e 21 settembre)
Il Messaggero (17 settembre)
Il Tempo (17 settembre)
Il Corriere della Sera (17 settembre)
 
Di Admin (del 21/09/2008 @ 09:25:39, in Informazioni utili, linkato 151 volte)
Grazie al preziosissimo contributo di rinascimentosacro è possibile ascoltare la trasmissione su radio Maria del 17 settembre scorso in cui p. Nuara parla del convegno sul Motu Proprio intervistando gli organizzatori, i relatori ed alcuni convegnisti intervenuti.

Ecco il link: vai
 
Di Admin (del 20/09/2008 @ 09:48:36, in Convegni, linkato 573 volte)

A conclusione del convegno sul Motu Proprio “Summorum Pontificum” organizzato in Vaticano, il gruppo “Giovani e Tradizione” intende ringraziare quanti ne hanno reso possibile il successo con il loro impegno, la loro competenza e la loro partecipazione.

 

Ringraziamo innanzitutto p. Vincenzo Nuara O.P. senza il quale non saremmo andati da nessuna parte.

 

Grazie alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” che con il suo patrocinio ha impresso “ufficialità” al convegno.

 

Grazie ai numerosissimi sacerdoti che hanno partecipato al convegno. La loro presenza ci ha fatto capire che l’iniziativa era nella giusta direzione.

 

Grazie ai relatori che con i loro interventi preziosissimi hanno dato forza e chiarezza ai convegnisti.

 

Grazie ai tanti laici presenti, ognuno dei quali ha portato le esperienze del proprio territorio, e siamo certi che conserveranno un buon ricordo di questi giorni.

 

Grazie, ai frati e le suore dei Francescani dell’Immacolata e al sig. Di Stefano che con il loro servizio e la loro presenza hanno permesso che quei momenti venissero registrati e fotografati.

 

Infine, grazie a tutti i giornalisti che in questi giorni hanno parlato di noi su tutti i quotidiani nazionali e su alcune testate on-line internazionali. Tutto questo ci onora.

 

 

A nome di tutto il gruppo “Giovani e Tradizione”, Angelo Pulvirenti

 
Di Admin (del 08/09/2008 @ 11:40:09, in Convegni, linkato 227 volte)
E' disponibile in formato pdf la brochure del convegno che "Giovani e Tradizione" sta organizzando a Roma dal 16 al 18 settembre 2008.
Ecco il link
 
Di Admin (del 08/09/2008 @ 11:30:37, in Convegni, linkato 145 volte)
Dato l'elevato numero di richieste di iscrizione che continuano ad arrivare, e visto che i posti in sala stanno per esaurirsi, invitiamo quanti fossero interessati a partecipare a prenotarsi contattando Giovanni Turturice al numero: 335.1381727.
 
Di Admin (del 06/09/2008 @ 15:18:18, in Recensioni, linkato 144 volte)
Il canto di satana- W. Salin

Pubblicato nel settembre 2006 per i tipi di Fede e Cultura, questo lavoro di Walter Salin si presenta originale soprattutto nel metodo in cui affronta il problema musica di consumo - condizionamento mentale.

La sua originalità sta non soltanto nell'elencare i casi di messaggi  satanici e/o inneggianti all'uso di stupefacenti all'interno di brani di famosissimi artisti rock, ma nel porre l'attenzione su un aspetto impostantissimo riguardante l'esercizio del pensiero-pensante e l'azione dei media che inducono l'individuo al pensiero pensato e/o al pensiero indotto.

Da queste fondamenta si continua analizzando come il suono, in qualità di "vissuto sensoriale", sia "terreno fertile per la formazione della cosienza sia individuale che di gruppo e che immagine e parola ne rappresentano gli agenti primari"(p.24).

Dunque una panoramica a tutto campo per dimostrare in modo chiaro, conciso e documentato che esistono ambiti musicali nei quali queste potenzialità della musica sono utilizzate al servizio del Maligno.

Un lavoro eccellente, una lettura consigliatissima a prescindere dal genere di musica ascoltato.
 
Di Admin (del 12/08/2008 @ 22:16:11, in Interviste, linkato 164 volte)
Intervista doppia a Don Oreste Benzi e Don Gallo



Emblematici i passaggi:

D.: Il lusso più grande che ti sei concesso
R. D.Benzi: IO NON HO NIENTE
R. D. Gallo: UN VIAGGIO IN SARDEGNA

D.: L'ultima cosa che hai capito
R. D. Benzi: CHE DIO E' TUTTO
R. D. Gallo: CHE SONO UN UOMO

D.: Hai gli ultimi 5 minuti di vita, che fai
R. Don Benzi: MI IMMERGO NELLA CONTEMPLAZIONE DI DIO
R. Don Gallo: VORREI CANTARE.