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24/07/2008 - Il Programma completo e definitivo del - convegno di Roma
10/11/2007 - Il sito Internet della santa Sede - vatican.va
Ecco il link

Pubblicato nel settembre 2006 per i tipi di Fede e Cultura, questo lavoro di Walter Salin si presenta originale soprattutto nel metodo in cui affronta il problema musica di consumo - condizionamento mentale.
La sua originalità sta non soltanto nell'elencare i casi di messaggi satanici e/o inneggianti all'uso di stupefacenti all'interno di brani di famosissimi artisti rock, ma nel porre l'attenzione su un aspetto impostantissimo riguardante l'esercizio del pensiero-pensante e l'azione dei media che inducono l'individuo al pensiero pensato e/o al pensiero indotto.
Da queste fondamenta si continua analizzando come il suono, in qualità di "vissuto sensoriale", sia "terreno fertile per la formazione della cosienza sia individuale che di gruppo e che immagine e parola ne rappresentano gli agenti primari"(p.24).
Dunque una panoramica a tutto campo per dimostrare in modo chiaro, conciso e documentato che esistono ambiti musicali nei quali queste potenzialità della musica sono utilizzate al servizio del Maligno.
Un lavoro eccellente, una lettura consigliatissima a prescindere dal genere di musica ascoltato.
Emblematici i passaggi:
D.: Il lusso più grande che ti sei concesso
R. D.Benzi: IO NON HO NIENTE
R. D. Gallo: UN VIAGGIO IN SARDEGNA
D.: L'ultima cosa che hai capito
R. D. Benzi: CHE DIO E' TUTTO
R. D. Gallo: CHE SONO UN UOMO
D.: Hai gli ultimi 5 minuti di vita, che fai
R. Don Benzi: MI IMMERGO NELLA CONTEMPLAZIONE DI DIO
R. Don Gallo: VORREI CANTARE.
Maurizio Blondet
Benchè debba essere un giorno lieto quello in cui Aleksandr Solgenitsin è tornato a Dio, la sua morte mi lascia un vuoto personale nell’anima, come la morte di mio padre, o di mia madre. Per la nostra generazione, è l’uomo che ci ha insegnato a dire la verità. Una questione che divide gli uomini in due.
La verità che ci raccontò Solgenitsin era l’enorme mostro concentrazionario, inghiottitore di milioni di vittime, che ingrossava nella pancia del paradiso dei lavoratori sovietico. Una verità immane, spaventosa, che colava sangue e gridava vendetta, e che la mia generazione non vedeva. Faceva finta di non vedere. E non solo e tanto in Russia, dove il silenzio aveva una giustificazione nel terrore; era l’Occidente a tacere, era - per quanto mi riguarda - una intera generazione di giornalisti italiani, grandi firme comprese, grandi giornali compresi.
Così capii che anche i giornalisti si dividono in due: e di quelli che tacciono la verità evidente, capii che non si deve fare parte. Che ogni generazione ha l’obbligo di denunciare il suo mostro, quello con cui l’umanità, in quella generazione, convive in silenzio.
Solgenitsin, dicevano in quella metà, non era un vero scrittore; era un pubblicista, un giornalista. Come se questo fosse un modo di sminuirlo. Come se nella nostra epoca di Gulag il primo obbligo, per chi sa scrivere, fosse quello di scrivere romanzi.
I romanzi di Solgenitsin sono effettivamente sbiaditi, in confronto alla sanguinosa potenza di Arcipelago Gulag. Era stato internato nell’orrore di cui si taceva; era stato uno di loro, uno zek; e senza carta nè penna, solo stampandosi nella memoria prodigiosa migliaia di vite, di volti, di nomi e storie di prigionieri e vittime, e dei loro persecutori, aveva scritto il reportage dell’indicibile. E non c’è stato libro, nel nostro ‘900, pari ad Arcipelago; un libro scritto con gli stracci e i pidocchi, la fame e il sangue e lo sterco dei prigionieri.
Si capì allora che l’Unione Sovietica, il grande esperimento del comunismo reale con le sue pretese realizzazioni e «conquiste», non era, e non era mai stato, altro che questo: un inghiottitotio di uomini, una immensa energia posta al servizio totale della burocrazia carceraria e della tortura.
Oggi i giovani possono non capirlo, ma era una cosa che negavano non solo i grandi giornalisti nè solo i politi comunisti occidentali, ma i grandi progressisti alla Giorgio Bocca, i grandi direttori avanzati, persino i Papi. Il mostro brulicante di zek morenti e congelati era lì, e nessuno se ne dava per inteso. Non faceva progressista, essere anti-comunista; non agevolava la carriera, ma questo non era il peggio. Il peggio era che denunciare il Gulag non faceva «tendenza».
Così ho imparato, grazie a quel mio e nostro padre russo, che accanto a noi vivono aguzzini potenziali, capaci di tutto. Non in Russia, ma a Milano e a Roma, gente che per non andare contro la «tendenza» di moda è capace di partecipare al massacrro silenzioso del secolo (qualunque sia), di aderirvi e - se la situazione del potere cambia qui da noi - di parteciparvi come poliziotti, delatori e secondini. So che esistono. Sono ancora tra noi.
Tutti, ancora, tacciono il mostro della nostra generazione, quello che ha cominciato ad artigliarci dall’11 settembre, e che oggi si chiama America.
Solgenitsin stava morendo di cancro nel Gulag; fu dimesso perchè andasse a morire a casa, e lo stesso giorno lo raggiunse la notizia della morte di Stalin. Il suo cancro sparì. Egli ha sempre creduto che Dio stesso gli avesse dato altri anni, con il compito di dire la verità fino in fondo. Perchè per dire la verità non si deve, anzitutto, aver paura di morire. Non di quello che possono farti gli uomini - che possono fare di tutto, e vivono accanto a te, nella tua stessa civiltà - perchè ogni ora, per chi dice la verità, è un’ora donata.
Oggi che il comunismo si è volatilizzato come un sogno/incubo, subito dimenticato dagli aguzzini e dai loro complici, sembra impossibile: ma ci volle il coraggio sovrumano di Solgenitsin e di una schiera in gran parte anonima di suoi amici, di persone sopravvissute, che gli hanno portato le loro storie, e le storie degli ingoiati e degli scomparsi, perchè le scrivesse, per fare crollare quella muraglia. E Solgenitsin, dicendo la verità, ha riabilitato i russi; ha riabilitato, lui patriota, la Russia.
Negli ultimi anni, nella tarda vecchiaia ancora prodigiosamente attiva, si è dedicato alla storia degli ebrei e alla loro parte nella costruzione del Gulag e, più in generale, del sistema di menzogna che è la modernità. Degli ebrei proprio come gruppo etnico, che in massa partecipò alla «rivoluzione» e alla sua chiusura concentrazionaria, e che oggi non si pente di nulla, non riconosce alcuna responsabilità, gettandola invece e sempre sugli altri.
Ecco un’altra cosa che non fa tendenza, che non si deve dire; che fa bollare come «antisemiti» esattamente come trent’anni fa faceva bollare da «anticomunisti» che non avevano capito «la direzione della storia». Nella sua vecchiaia, Solgenitsin ha violato questo tabù.
Il suo libro «Due Secoli Insieme» è ciò che Arcipelago Gulag fu per gli anni ‘70-‘80 del 900. Egli aveva capito che l’obbligo di non tacere la verità, oggi, per la nostra presente generazione, significa non tacere la parte che l’ebraismo ha nel mondo, e a cui conduce il mondo. Un’altra questione che divide l’umanità in due.
L’umanità che tace l’evidenza per convenienza o per moda, che si fa complice del mostro attuale e presente fingendo di «vegliare» perchè non ritorni un nazismo, un mostro passato e defunto e che la nostra generazione non deve combattere, è anche oggi la maggior parte dell’umanità.
Ma il peso delle due umanità, ci ha insegnato Solgenitsin, non è uguale. Le poche decine che dicono la verità pesano più dei milioni che tacciono. Perciò, benchè siamo lieti che egli sia ormai al sicuro presso la Verità, la sua morte ha aperto un grando vuoto nelle nostre anime personali.
Solgenitsin lascia il vuoto di milioni di uomini; un vuoto che i miliardi di uomini che vivono nella menzogna non riempiranno mai.
Maurizio Blondet.
Fonte: effedieffe.com
Innanzitutto ringraziamo per l'opportunità che ci viene fornita per chiarire un punto che, a causa della disinformazione creata da alcuni, suscita dubbi a chi vuol capire in piena autonomia di pensiero.
Chiaramente no.
Alla S. Messa, celebrata in qualsiasi rito vigente nella Chiesa cattolica, si partecipa liberamente senza schedature e/o concessioni da parte di nessuno.
La celebrazione del Sacrificio di Cristo è per tutti in quanto Egli morì per la salvezza di tutti e non solo di chi assiste ad un rito invece che ad un altro.
La possibilità di celebrare la S. Messa secondo il messale del b. Giovanni XXIII è stata data dapprima da Giovanni Paolo II con la Lettera Apostolica Ecclesia Dei del 1988 e ribadita di recente da Benedetto XVI, entrambe date sotto forma di Motu Proprio.
Nessuno è tenuto a declinare a nessuno le proprie generalità, nè al Celebrante nè al proprio parroco nè a chiunque altro voglia indagare sulle sue scelte in materia di fede.
L'appartenenza ad un gruppo "tradizionalista", infine, è un'opzione assolutamente estranea alle queste scelte.
Ognumno valuterà da sè, in base al proprio personale percorso di fede.
Abbiamo in mente di intervenire sotto varie forme: articoli di terzi, interventi nostri, sondaggi, riflessioni e quant'altro pensiamo possa essere utile a stimolare l'interesse di una comunità virtuale.
Chiaramente sono graditissimi i suggerimenti da poter scrivere come commento a questo post oppure inviando una mail al nostro indirizzo.
Siamo già al lavoro!
A. M.D.G.
“Giovani e Tradizione”
con il Patrocinio della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”
organizza il Convegno:
Il Motu Proprio “ Summorum Pontificum” di S.S. Benedetto XVI, una ricchezza spirituale per tutta la Chiesa: un anno dopo.
Roma, 16-18 settembre 2008
PROGRAMMA:
16 settembre 2008 - martedì
Ore 8,00-9,00. Accoglienza e sistemazione
Ore 9,30 Canto del “Veni Creator”
Introduzione al Convegno: P. Vincenzo M. Nuara, O.P., Guida spirituale di Giovani e Tradizione.
Ore 10,00. Prima relazione. “Il Motu proprio Summorum Pontificum: una grande ricchezza spirituale per tutta la Chiesa. Un anno dopo”; Rev.mo Mons. Camille Perl, Vice -Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”.
Ore 11,00. Seconda relazione: “ La Liturgia tra Tradizione e innovazione. La Riforma paziente di Benedetto XVI”: M.R. D. Nicola Bux, Consultore della S. Congregazione per la Dottrina della Fede.
Ore 12,00. dibattito
Ore 13,00. pranzo
Ore 16,00. Visita al SS. Sacramento e S. Rosario
Ore 16,30. Terza relazione. Elementi e prospettive pastorali del Motu proprio Summorum Pontificum”: M. R. D. Joseph Kramer, Parroco della Parrocchia della SS. Trinità dei Pellegrini (Roma).
Ore 17,30. Quarta relazione. “ Il Summorum Pontificum come risposta al processo di secolarizzazione della società contemporanea ”: Chiar.mo Prof. Roberto De Mattei, Università Europea (Roma) e Direttore della rivista “Radici cristiane”.
Ore 18,30. dibattito
Ore 19,30. Vespro e Benedizione Eucaristica
Ore 20,00 . Cena
17 settembre 2008 - mercoledì
Ore 7,00-8,00. SS. Messe nella Basilica Patriarcale di San Pietro.
(N.B. I sacerdoti portino il proprio “Missale Romanum” ed. 1962)
Ore 8,30. Colazione
Ore 9,30. Canto del “Veni Creator”
Quinta relazione. “ La Santa Messa, Sacrificio della Nuova Alleanza”: M.R.D., Manfred Hauke, Facoltà di Teologia (Lugano).
Ore 10,30. dibattito
Ore 11,00. Udienza generale del Santo Padre S.S. Benedetto XVI.
Ore 13,00. Pranzo
Ore 16,00. Visita al SS. Sacramento e S. Rosario
Ore 16,30. Sesta relazione. “Elementi mistagogici dell’ Usus Antiquior del Rito Romano della Santa Messa”: M.R. P. Michael Lang, C.O., Università Europea (Roma).
Ore 17,30. Settima relazione. “La S. Messa: radice della santità sacerdotale”: M.R. P. Massimiliano Zangheratti, F.I. , Studio Teologico Immacolata Mediatrice (Roma).
ore 18,30. dibattito
ore 19,30. Vespro e Benedizione Eucaristica
ore 20,00. Cena
18 settembre 2008
Ore 7,00-8,00. S. Messe nella Basilica Patriarcale di San Pietro.
Ore 8,30. Colazione
Ore 9,30: Ottava relazione teorico-pratica: “Imparare a celebrare col Messale di San Pio V”: M.R.D. Joseph Luzuy, Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote (Roma).
(Pranzo libero o da prenotare)
Ore 17,00. Conclusione: S. Messa Solenne nella Parrocchia della SS. Trinità dei Pellegrini celebrata dal Rev.mo Mons. Camille Perl, Vice-Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”.
(Il servizio liturgico-musicale sarà curato dall’Istituto Sacerdotale Cristo Re Sommo Sacerdote e dalla Cappella Musicale del Pantheon).
A.M.D.G.
Note organizzative:
Luogo: 00193 Roma, Istituto Maria SS. Bambina, Via Paolo VI, 21
Tel. 06.6989.35111 e.mail: imbspietro( )mariabambina.va
Destinatari: Sacerdoti, Religiosi/e, laici, candidati al Sacerdozio.
Per informazioni e prenotazioni entro il 12 agosto : Giovanni Turturice cell. 335.1381727
Camera singola: (p.c. E. 71,00; ½ p. E. 64,00; b&b E.55,00)
Camera doppia: ( p.c. E. 64,00; ½ p. E. 57,00; b&b E. 49,00)
Iscrizione al convegno: E. 50,00
Direzione del convegno:
- P. Vincenzo M. Nuara O.P., Guida Spirituale "Giovani e Tradizione"
- Angelo Pulvirenti
: info: www.giovanietradizione.org ; cell. 330.702501.
Da domenica 6 Luglio alle 10.30, dunque, sarà nuovamente possibile assistere alla Santa Messa Tradizionale.
DEO GRATIAS
Acireale, 29 giugno 2008
Angelo Pulvirenti – Coordinatore Giovani e Tradizione
Contatti: 330702501 – info@giovanietradizione.org
www.giovanietradizione.org
Il gruppo Giovani e Tradizione organizza una conferenza con dibattito dal titolo:
“ISLÀM e OCCIDENTE: il retroterra storico, le ragioni dei rivolgimenti all’interno del mondo islamico e i rapporti con l’Occidente”.
Relatore il prof. Michele Vallaro (Università KORE - Enna)
Moderatore: Angelo Pulvirenti
L’incontro si svolgerà Giovedì 19 Giugno 2008 alle ore 18 presso il chiostro dell’ex liceo classico “Gulli e Pennisi”, in via M. di Sangiuliano, n.15 ACIREALE
Per info e contatti:
www.giovanietradizione.org - info@giovanietradizione.org – 330702501
Angelo Pulvirenti
1) Si inizia con "UN ALTRO MODERNO PRETE “STRANO”". vai->
2) Sempre più difficile obbedire al Papa vai->
Fonte: www.unavox.it
A seguito dell’incontro con il Vescovo della diocesi di Acireale e dei colloqui con il p. Provinciale dell’Ordine dei Domenicani, il gruppo “Giovani e Tradizione” prende atto che:
1) L’Ordine dei frati Domenicani, per legittime problematiche interne, non intende più assicurare la propria presenza, già esigua, in Acireale.
2) Il Vescovo ha formalmente assunto l’impegno di trovare un sacerdote che nella Diocesi celebri
3) Il p. Provinciale ha manifestato la sua non contrarietà affinché il cammino del gruppo possa continuare con la stessa guida spirituale.
Restano, comunque, forti perplessità:
1) sulle modalità con le quali questi eventi si sono manifestati.
2) Sul fatto che la diocesi non abbia ancora ritenuto opportuno prendere le distanze in merito alle posizioni assunte da qualche esponente “molto in vista” nella diocesi, che hanno avuto il chiaro intento di disistimare l’Antico Rito della S. Messa agli occhi dei fedeli e di intaccare con giudizi temerari l’onorabilità di coloro che vi partecipano[1].
3) Sulla conduzione degli avvenimenti e le relative responsabilità da parte del Priore dei Domenicani di Catania, diretto superiore locale di p. Vincenzo Nuara.
Non riusciamo a comprendere, infine, come
A quanto detto aggiungiamo che il nostro gruppo continuerà, con la consueta trasparenza, le sue attività culturali e spirituali al servizio della Chiesa, e attendiamo che il Vescovo provveda ad onorare tempestivamente gli impegni dallo Stesso assunti e qualificati come doverosi.
Ringraziamo quanti ci sono stati vicini e ci sostengono con preghiere e i numerosi attestati di fraterna carità e amicizia.
Acireale, 19 Maggio 2008
info@giovanietradizione.org - www.giovanietradizione.org
330.702501
Il gruppo “Giovani e Tradizione” a seguito della grave decisione del Vescovo di Acireale presa con il placet dei Superiori dell’Ordine domenicano (il Provinciale ed il Priore di Catania), esprime piena ed incondizionata solidarietà al Reverendo p. Vincenzo M. Nuara, O.P. rimosso senza preavviso dalla carica di Rettore della chiesa di S. Rocco in Acireale -e dunque non più in facoltà di stabilire il culto nella stessa, impedendogli di fatto la possibilità di celebrare
Questo increscioso ed immotivato atto, nelle modalità fredde e prive di carità cristiana in cui è avvenuto, è solo l’ultimo atto di una lunga serie di intimidazioni, aggressioni verbali, stravaganze giornalistiche ed umiliazioni cui p. Nuara è stato oggetto da quando ha deciso di obbedire al S. Padre esaudendo le richieste rivoltegli dai fedeli di celebrare
Non per ultimo sottolineiamo che domenica scorsa (4 Maggio) p. Nuara ha dovuto egli stesso per due volte (alle ore 11,00 e alle ore 19,00) dare la notizia dei sopracitati provvedimenti ai fedeli increduli e sconvolti, umiliandosi così oltremodo, in quanto nessuno dei suoi diretti superiori – perfettamente al corrente delle decisioni prese su di lui – ha ritenuto opportuno essergli vicino e sostenerlo in quella imbarazzante situazione.
Tralaltro nessuno si è preoccupato di provvedere all’invio di un sacerdote per la celebrazione della S. Messa né al mattino, né alla sera.
Ci si chiede di quali gravi colpe si sia macchiato p. Nuara, quali gravi atti abbia compiuto per meritare tale trattamento, vista l’energia e l’impegno con i quali sempre si è speso per il bene della comunità acese.
Forse la sua più grave colpa è stata quella di rimanere pienamente fedele alla Chiesa Cattolica e di obbedire al Papa e di celebrare la S. Messa Tradizionale?
A dimostrazione di ciò, martedì 6 Maggio, dopo la prima messa celebrata da un suo confratello, lo stesso ha provveduto immediatamente a smantellare l’altare predisposto per celebrare “coram Deo”.
Ci auguriamo che quanto prima questa situazione rientri e che tutto si risolva per il meglio.
Preghiamo il Signore e
Acireale 06 Maggio 2008
www.giovanietradizione.org
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