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10/11/2007 - Il sito Internet della santa Sede - vatican.va
Dal Regno delle due Sicilie al declino del Sud
Relatore, il prof. Tommaso Romano, autore dell'omonimo libro.
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L'evento è organizzato dalle associazioni Giovani e Tradizione e Terre di Aci
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Predicatore: S.E.R. Mons. Athanasius Schneider
12-18 febbraio 2012 - Casa degli Esercizi spirituali dei PP. Passionisti
dei Ss. Giovanni e Paolo, Salita di San Gregorio al Celio - ROMA
Quota di partecipazione: € 350,00
info e prenotazioni: 334.1756621 - www.giovanietradizione.org
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PROGRAMME: |
Gli Esercizi Spirituali di Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum
Dal 6 al 12 febbraio 2011, presso il Convento dei Passionisti al Celio a Roma, si sono svolti gli Esercizi Spirituali per sacerdoti e candidati al sacerdozio, organizzati dal Sodalizio spirituale “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum”.
Erano presenti 22 sacerdoti appartenenti a diverse diocesi italiane e a istituti religiosi.
Il Predicatore degli esercizi è stato Padre Alessandro Maria Apollonio, dei Frati Francescani dell’Immacolata, che ha tenuto delle splendide meditazioni sul sacerdozio cattolico, facendo riferimento al Magistero della Chiesa e alla vita e agli scritti di due santi sacerdoti come San Pio da Pietralcina e Don Dolindo Ruotolo e di altri santi. Il tema sviluppato è stato proprio “Sacerdos, alter Christus” ed è stata messa in evidenza la vera identità del sacerdote cattolico, che negli ultimi decenni è stata offuscata da un malinteso aggiornamento e da un cedimento allo spirito del mondo. Identità che si manifesta anche attraverso l’abito ecclesiastico; non a caso tutti i sacerdoti, durante gli esercizi, portavano l’abito talare che esprime esternamente in maniera piena la propria appartenenza a Cristo e alla Chiesa, cosa più che mai necessaria in questa nostra società secolarizzata. Tra le altre cose, si è anche parlato del grande dono del celibato, mostrando, con un’accurata disamina storica, che non si tratta di una tardiva invenzione della Chiesa, ma che ha origini apostoliche.
Nella prima mattinata e nel tardo pomeriggio vi erano a disposizione quattro altari sui quali celebrare la Santa Messa, tra cui anche l’altare dove celebrava San Paolo della Croce. Si è utilizzato il Messale di San Pio V, ma, specialmente per i sacerdoti che dovevano ancora imparare bene la Santa Messa secondo la forma extraordinaria, era eventualmente possibile celebrare anche con la forma ordinaria, rispettando la libertà dei singoli. Contrariamente a quanto avviene negli esercizi spirituali organizzati dalle diocesi dove viene di fatto
imposta la concelebrazione. In questo modo, ogni sacerdote ha potuto celebrare il Santo Sacrificio della Messa con grande devozione e raccoglimento, spesso assistito da un confratello, vivendo questo momento in tutta la sua pienezza, configurati completamente a Cristo che si immola sul Golgota.
Non è certamente mancata la preghiera, con il canto in coro di alcune parti del Breviarium Romanum, ancora poco conosciuto per alcuni, i quali hanno potuto constatare come la preghiera ufficiale della Chiesa sia stata anch’essa depauperata, al pari della Santa Messa, dalla riforma post-conciliare.
L’Adorazione Eucaristica e la preghiera del Santo Rosario hanno favorito il colloquio personale con il Maestro e la tenera devozione alla Vergine Santissima, Madre di tutti i sacerdoti. La preghiera e la riflessione personale, poi, hanno trovato il loro naturale spazio nel meraviglioso parco che circonda il convento.
Il giovedì, giornata sacerdotale, il moderatore del Sodalizio, ha invitato i sacerdoti a una serata dove poter conoscersi meglio, visto che per molti era la prima volta che ci si incontrava. Ciò ha permesso di condividere le proprie personali esperienze, in particolare le grosse difficoltà che molti sacerdoti trovano nell’applicazione del motu proprio Summorum Pontificum, soprattutto da parte di molti confratelli del proprio presbiterio, che parlano spesso di carità e fraternità sacerdotale, ma poi non esitano a fare la guerra a chi è in piena sintonia con il Santo Padre e mette in pratica in suoi insegnamenti.
Durante tutti gli esercizi, invece, a molti non sembrava vero di poter vivere un’autentica amicizia sacerdotale, scaturita dal fatto di avere in comune non solo l’amore per l’autentica liturgia della Chiesa, ma anche di condividere la vera dottrina e spiritualità cattolica, in piena comunione con il Magistero del Papa. Infatti, come sappiamo la lex orandi esprime la lex credendi. Molto spesso, invece, nei presbiteri diocesani risulta difficile vivere questa comunione, perché di fatto ci si trova ad avere in comune esclusivamente il carattere sacerdotale, ma si hanno idee sulla dottrina e sulla prassi liturgico- apostolica completamente diverse.
Venerdì 11 febbraio, giorno della Madonna di Lourdes, è stata onorata degnamente la Vergine Santissima con la celebrazione della Messa Solenne, durante la quale alcuni hanno potuto ammirare per la prima volta la bellezza della liturgia antica, che in questa messa si manifesta in tutto il suo splendore.
Sabato si sono conclusi gli esercizi con la visita alla domus ecclesiae, sottostante alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo.
L’esperienza di questi esercizi spirituali è stata davvero un momento di grazia particolare, di incontro privilegiato con il Signore, che ha fatto riscoprire la propria identità di sacerdote cattolico, cosa più che mai necessaria in questo tempo di confusione dentro e fuori la Chiesa, lasciando nel cuore di tutti sentimenti di gratitudine e
autentica gioia, con propositi sinceri di crescere nella santità, per conformarsi sempre di più a Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, per essere davvero luce del mondo e sale della terra.
Don Federico

Al seguente link è possibile trovare la locandina con i dettagli del convegno
http://giovanietradizione.org
Arrivo nel pomeriggio di domenica per l'introduzione agli E.S. alle ore 19,00 e la cena, partenza subito dopo il pranzo di sabato 12 febbraio 2011.
Sede degli E.S.:la Casa di Esercizi dei Padri Passionisti della Basilica dei SS.Giovanni e Paolo, Salita di San Gregorio al Celio in Roma.
Il corso è aperto anche ai candidati al sacerdozio e ai religiosi in formazione.
Costo della settimana E.300,00.
Le prenotazioni si potranno già effettuare via mail con i dati e i recapiti personali da inviare all'indirizzo: camillo.magarotto@libero.it;
oppure telefonando al numero: 3409481716 entro il 31 dicembre 2010.
Predicatore degli esercizi spirituali sarà il P. Alessandro Apollonio dei Frati Francescani dell'Immacolata.
Tema: "Sacerdos, Alter Christus".
N.B. Sono disponibili solo N.45 posti: affrettarsi a prenotare.
A questo link la locandina
A.M.D.G.
A Associação “Giovani e Tradizione” e o Sodalício “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum” comunicam oficialmente a data do III Congresso sobre o Motu Proprio “Summorum Pontificum” de Sua Santidade Bento XVI:
Roma, Angelicum, 13 a 15 de maio 2011.
Na tarde de sexta-feira 13 de maio se dará início aos trabalhos com o pré-congresso, reservado somente aos sacerdotes, religiosos e candidatos ao sacerdócio.
Sábado, 14 de maio, o congresso prevê duas sessões, uma pela manhã e outra pela tarde.
O congresso será arrematado com a Santa Missa Pontifical na Basílica de São Pedro, ao altar da Cátedra, no domingo 15 de maio 2011, celebrada por Sua Eminência Reverendíssima o Senhor Cardeal Antonio Canizares Llovera, Prefeito da Congregação para o Culto Divino e Disciplina dos Sacramentos.
Depois da Santa Missa os participantes do congresso estarão presentes ao “Angelus” com o Santo Padre Bento XVI, ao meio-dia, na Praça de São Pedro.
L’Associazione “Giovani e Tradizione” e il Sodalizio “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum” comunicano ufficialmente la data del III Convegno sul Motu Proprio “Summorum Pontificum” di S.S. Benedetto XVI:
Titolo: Il Summorum Pontificum, una speranza per la Chiesa.
Nel pomeriggio di venerdì 13 maggio si inizierà con il pre-convegno riservato ai soli sacerdoti, religiosi e candidati al sacerdozio.
Sabato 14 maggio il convegno prevede due sessioni, una mattutina e una pomeridiana.
Il convegno si concluderà con la Santa Messa Pontificale nella Basilica di San Pietro all’Altare della Cattedra, domenica 15 maggio 2011 celebrata da Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Antonio Canizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Dopo la Santa Messa i convegnisti parteciperanno all’Angelus del Santo Padre Benedetto XVI alle ore 12,00 in Piazza San Pietro.
The Association “Youth and Tradition” and the Sodality “Priestly Friendship in Summorum Pontificum” wish to communicate officially the date of their 3rd Conference on the Motu Proprio “Summorum Pontificum” of His Holiness Pope Benedict XVI.
Venue: Angelicum University, Rome, 13-15 May 2011
Title: Summorum Pontificum: a hope for the Church.
In the afternoon of Friday 13 May the Conference will commence with a session open only to priests, religious, and seminarians.
It is foreseen that Saturday 14 May will include both morning and afternoon sessions, details of which will be forthcoming.
The Conference will conclude with a Pontifical Mass at the Altar of the Cathedra in St. Peter’s Basilica, Sunday 15 May 2011, to be celebrated by His Eminence Antonio Cardinal Canizares Llovera, Prefect of the Congregation for Divine Worship and the Discipline of the Sacraments.
After the conclusion of the Holy Mass conference participants are invited to participate at the Angelus of the Holy Father Pope Benedict XVI in St. Peter’s Square at 12 noon.
L’association “Giovani e Tradizione” et le “Sodalizio Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum” communiquent officiellement la date du IIIe colloque sur le Motu proprio Summorum Pontificum de Sa Sainteté le Pape Benoît XVI :
Rome, Angelicum,13-15 mai 2011.
Titre: « Summorum Pontificum, une espérance pour l’Église ».
Le pré-colloque commencera le vendredi 13 mai et sera réservé aux prêtres, aux religieux et aux candidats au sacerdoce.
Deux sessions sont ensuite prévues le samedi 14 mai, une le matin et une l’après-midi.
Le colloque s’achèvera le dimanche 15 mai 2011 par la célébration de la Messe pontificale à l’autel de la Chaire de la Basilique Saint-Pierre. Cette Messe sera célébrée par Son Éminence Révérendissime le Cardinal Antonio Canizares Llovera, Préfet de la Congrégation pour le Culte Divin et la Discipline des Sacrements.
Après la Messe, les congressistes se retrouveront sur la place Saint-Pierre pour la prière de l’Angélus, récité avec le Saint-Père Benoît XVI à midi.
Des précisions seront données ultérieurement : www.giovanietradizione.org
"In attesa del Vicario di Cristo, pregando per la Chiesa".
I Gruppi, gli Isituti, e le Associazioni laicali che vorranno partecipare o aderire anche solo spiritualmente, possono inviare una mail a Giovani e Tradizione (info@giovanietradizione.org) o telefonare (cell.330702501).
Durante la Veglia dei sacerdoti saranno disponibili per le Confessioni.
PROGRAMMA:
ore 19,30: Accoglienza e Intervento;
ore 20,00: Santa Messa Tradizionale con omelia;
ore 21,30: Santo Rosario (misteri gaudiosi,dolorosi,gloriosi), Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria;
ore 24,00:Benedizione Eucaristica
A.M.D.G.
Presso la Casa Soggiorno Poggio Maria di Cefalù (PA) si sono ritrovati 14 giovani provenienti da Sicilia e Campania, che sotto la guida del domenicano P. Vincenzo Nuara hanno vissuto quattro giorni ricchi di momenti di preghiera e di studio all’insegna del motto “Chi vorrà riformare il mondo, incominci da se stesso”.
Durante le sessioni di lavoro si sono approfonditi i paragrafi-chiave del Catechismo della Chiesa Cattolica riguardanti la Liturgia, nell’ottica di una corretta interpretazione dei documenti del Concilio Vaticano II, così come auspicato da Benedetto XVI. In particolare, si sono trattati i temi della professione di fede attraverso i
Sacramenti, della corretta partecipazione dei fedeli alla Liturgia, della differenza tra sacerdozio ministeriale e comune. Infine, non poteva mancare un compendio di Padre Nuara sul significato dei vari momenti, gesti, parole e paramenti della S. Messa Tradizionale.
Nei periodi di riposo i giovani dell’Associazione hanno esposto alcune brevi relazioni sulle controverse vicende che hanno portato all’unificazione italiana, sui “Santi sociali” vissuti in quell’epoca e sulle apparizioni mariane che hanno segnato quegli anni. Un pomeriggio il gruppo si è recato in pellegrinaggio al vicino santuario
mariano di Gibilmanna. Per i dopocena sono stati proposti tre interessanti documentari su Pio XII, sull’ultimo Concilio e sul pellegrinaggio tradizionale Parigi- Chartres.
A scandire i momenti della giornata, richiamati dal tocco della campana, la preghiera del mattino e della sera, l’adorazione, la recita del Rosario e naturalmente la S. Messa Tradizionale celebrata nella cappella, prontamente riadattata dal cerimoniere del gruppo.
Alla fine di quest’intensa esperienza i giovani partecipanti, stanchi ma rigenerati nello spirito, si sono dati appuntamento per l’anno prossimo, il primo fine settimana di agosto.
Alessandro Laudani
“Questa Italia già esiste ed ha dalla sua religione principalmente, e poi dalla sua lingua, dai suoi interessi e da mille altre relazioni che cotesti tre elementi producono, quella unità, senza la quale non sarebbe nominabile, né intelligibile (e come potreste dire Italia se Italia non fosse?). Ma poiché essa non è fatta a seconda delle utopie multiformi de’ suoi rigeneratori, essi vogliono ad ogni costo acconciarla a modo loro; e vi assicuriamo che l’acconceranno per le feste”.Luigi Taparelli d’Azeglio
L’Identità nazionale è stata oggetto di critica e di derisione in diverse occasioni e da parte di svariate aree politiche e culturali (un tempo era la sinistra che, in nome di un certo internazionalismo sovietico,osteggiava l’attaccamento alla Patria; oggi invece, a quanto pare, i più pericolosi non sono i leghisti ma i “pensatori neodestri” i quali vorrebbero un Italia diversa da quella reale,dove l’unica forma di patriottismo accettabile è di tipo costituzionale). Una identità che oggi viene connessa a pochi interessi: la nazionale di calcio,la moda, i prodotti italiani. Un po’ poco per un paese che per secoli è stato faro di civiltà e modello di sviluppo e innovazione. Un paese che sta anche perdendo quella vocazione spirituale che in un certo senso lo identificava come “seconda Terra Santa”.
Tuttavia va chiarito che la rinascita Italiana, così come la pacificazione nazionale, non potrà aversi perpetrando la celebrazione di miti illusori (per non dire dannosi) come il risorgimento e la resistenza. Un attento revisionismo storico, ha dimostrato come questi avvenimenti abbiano comportato in un certo senso lo smarrimento dell’identità patria, abbiano fomentato divisioni laceranti e aperto ferite non ancora sanate. C’è chi parla del risorgimento come di un “movimento anti-italiano” e in un certo senso non ha tutti i torti. L’abolizione di secolari corpi sociali (quasi millenari), l’omologazione culturale, la scomparsa di tradizioni storiche, l’aver optato per un unico piano economico che non considerava o comprendeva le vocazioni naturali dei territori, lo smantellamento di certe aree industriali, la spoliazione dei beni della Chiesa, l’imposizione di una “religione civile” contro quella profondamente cattolica del popolo italiano, hanno comportato l’inevitabile declino morale, sociale ed economico del paese. E dicendo questo non voglio rimestare sentimenti separatisti e anti-unitari.
Sul risorgimento Francisco Elias de Tejada così si espresse nel corso di un convegno, era il 1976, dei giusnaturalisti cattolici tenuto a Palermo: “Il Risorgimento italiano nel secolo XIX fu la realizzazione del sogno centenario dell’unità italica e questo merito indiscutibile e indubitabile va accolto dal pensiero tradizionalista italiano con il plauso entusiastico che merita il conseguimento di una necessità storica, il concretizzarsi di un anelito iscritto negli strati più profondi delle genti italiane. ... Qualunque fossero le maniere in cui si realizzò, per quanto possiamo dissentire sui metodi, il Risorgimento è parte della Tradizione d’Italia. Quel che possiamo deplorare forse è il procedimento storico e le forme con cui si compì...”.
L’idea di una “casa comune” degli Italiani in effetti era un idea che circolava da tempo (addirittura programma politico nel medioevo di Federico II di Svevia) ed era auspicata da molti italiani durante il periodo pre-risorgimentale. La prima vera formulazione di unità politica dell’Italia si ha nel XVI secolo,in modo particolare nasce una tradizione politica e culturale alla corte del Regno di Napoli, i cui autori (tra gli altri Camillo Quernera,Giano Anisio,Bernardino Martirano, Ludovico Paternò) parlano apertamente della possibilità di unificazione politica della penisola attorno alla capitale meridionale.
Dice ancora Francisco de Tejada a tal proposito: “L’idea dell’unità dell’intera Italia intorno al trono napoletano, era la conseguenza dell’ottimismo trionfale dei figli del Regno dovuto al fatto di far parte della Monarchia cattolica”.“Dal momento in cui il Re di Napoli aspirava alla Monarchia universale, aveva come missione la unificazione degli italiani. Il Re di Napoli come Signore del mondo rappresenta il contropiede della teoria napoletana dell’unità politica italica”
Rientrano nel percorso politico filo-unitario le insorgenze anti-giacobine (1796-1815), da molti studiosi ormai riconosciute come difesa spontanea, da parte del popolo Italiano, della Patria e dell’Altare. In seguito il movimento neo-guelfo, che nel corso del secolo XIX propose la federazione degli stati pre-unitari. Ancora,sempre in quel periodo, il Re Ferdinando II di Borbone delle Due Sicilie (avallato anche da Pio IX) presentò dei programmi di federazione e di abolizione delle dogane interne dei vari stati. Tuttavia gli eventi prepararono per l’Italia una sorte ben diversa come abbiamo visto.
C’è anche da dire che non tutto di questi primi centocinquant’anni di stato unitario va buttato, ci sono alcuni aspetti positivi che vanno riconosciuti; e non si può nemmeno negare il contributo dato dai cattolici allo sviluppo dello Stato sociale, tra alti e bassi, dall’opera dei congressi fino ai comitati civici e alla Dc (che in seguito,purtroppo,diventerà uno dei maggiori agenti della modernizzazione e della secolarizzazione del paese).
Non si può non tenere poi conto del contributo dato dal fascismo (regime) alla pacificazione tra le istituzioni dello stato unitario e la Chiesa Cattolica (sancito dal concordato del ’29). A mente lucida e fuori dalle contrapposizioni che hanno dilaniato l’Italia del dopoguerra per lunghi anni, si può anche ragionare su alcuni (e solo alcuni) aspetti positivi dell’esperienza fascista. Piero Vassallo su “itinerari della destra cattolica” senza identificare ingenuamente il fascismo con la Dottrina della Chiesa Cattolica dice: “nel disgraziato scenario delle ideologie moderne- giacobinismo, liberalismo, comunismo, positivismo, nazismo- il fascismo rappresentò il nobile tentativo di educare una modernità impegnata seriamente a ritrovare la via di quell’umanesimo italiano che fu magnifico interprete (pensiamo a Dante,a Petrarca, a Vico) della scolastica medievale”.
Inoltre, aggiungo, il corporativismo cattolico di Giuseppe Toniolo ebbe il suo influsso, magari minoritario, nell'esperimento corporativo-sindacale attuato dal fascismo negli anni trenta del XX secolo. Fu un errore nel dopoguerra abbandonare l’esperienza corporativa che nasceva in ambienti cattolici prima ancora che fascisti.
Come “rinnovare” dunque l’identità nazionale? Dove trovare dei punti di riferimento?
Credo che la soluzione al problema passi necessariamente dalla riscoperta di due aspetti fondamentali della Patria italiana:l’identità cristiano-cattolica, vero collante del nostro paese; e la romanità (spogliata però della retorica romantico-nazionalista), che rappresenta l’altro aspetto chiave di una certa cultura che nel nostro paese, grazie alla Chiesa Cattolica, ha continuato a vivere nel rinnovamento cristiano dei suoi più importanti istituti (d’altronde fu facile per la Chiesa far proprio il diritto romano: come diceva la compianta professoressa Marta Sordi, “Roma era cattolica prima ancora di essere cristiana”) .
Sorgono però nuove domande.
Quale modello politico attuare per una rinascita dell’Italia?
Dopo l’unificazione nazionale, la dirigenza del nuovo regno decise di optare per uno stato accentratore. Si è parlato di questo come di un abito sbagliato, non ritagliato su misura.
Da quel momento ne è passata acqua sotto i ponti, eppure le polemiche sono diventate sempre più aspre con profonde divisioni tra centralisti, federalisti, separatisti,ecc..
Tutte queste polemiche hanno fatto male al Paese e talvolta si è arrivato perfino a mettere in discussione il concetto di nazione italiana, volendo a tutti costi dichiarare pluri-nazionale lo stato italiano.
Anzitutto, bisogna chiarire senza alcun timore che lo stato-nazione non è necessariamente un elemento negativo per la società, ma anzi è utile per regolare alcune questioni che le singole comunità inferiori nazionali non sarebbero in grado di compiere adeguatamente da sole (e a maggior ragione in tempi di globalizzazione). L’idea di stato-nazione, va precisato, inizia ad essere elaborata nel XVI secolo grazie alla cattolicissima scuola di Salamanca, in Spagna. Ovvero da quella scuola di pensiero che viene definita “seconda scolastica”, e che pone la Comunità Politica al centro e al di sopra della cosiddetta società civile, ossia lo Stato inteso non come stato onnivoro e totalitario ma come <<societas perfecta>> che accoglie in se le <<societates imperfectae>> delle comunità minori, garantendo la loro convivenza associata nella giustizia.
Interessante,in merito al processo di formazione dello Stato-Nazione, il giudizio dato dal Professor Roberto De Mattei nel saggio “La sovranità necessaria”: <<Lo sviluppo degli Stati nazionali non comportava necessariamente l'abbandono della concezione medioevale della sovranità. Una prova ci viene offerta dalla missione di Santa Giovanna D'Arco,che si svolge proprio nel momento in cui gli stati nazionali si affermano sulle rovine della civiltà medievale che si spegne. E' in Giovanna D'arco che la sovranità medievale trova la sua più alta personificazione e che, secondo Jean de Pange, “l'idea di regalità cristiana raggiunge il pieno sviluppo”>>.pensiero cattolico di matrice aristotelico-tomista, che pone, come dicevamo sopra, al centro e al di sopra della cosidetta società civile la Comunità Politica, ossia lo Stato inteso non come stato onnivoro al modo totalitario ma come <<societas perfecta>> che accoglie in se le <<societas imperfectae>> delle comunità minori garantendo la loro convivenza associata nella giustizia
I buoni propositi di un modello di stato tradizionale e federativo vennero macchiati in seguito dall’assolutismo regio e dal centralismo illuminista: la rivoluzione francese si sparse a macchia d’olio ovunque, e ancora oggi in Europa prevalgono le ideologie anti-cattoliche.
Bisogna assolutamente condannare il modello statalista e centralista, di stampo giacobino, e proporre invece uno Stato leggero e inteso come “unione delle famiglie e dei popoli” (e ugualmente la patria va intesa non più in senso astratto e idealistico, ma più pragmaticamente come “terra dei padri” e come grande famiglia in cui si riconoscono le varie comunità organiche).
Uno dei principali nemici del totalitarismo moderno e in egual misura difensore del principio di sovranità nel XX secolo, fu senza dubbio Papa Pio XII che vide nello Stato uno degli elementi costitutivi del diritto naturale e, con la famiglia, la colonna portante della società umana.
<<La missione dello Stato- ammonisce Pio XII- è quella di controllare, aiutare e regolare le attività private e individuali della vita nazionale, per farle convergere armoniosamente verso il bene comune; orbene quest’ultimo non può essere determinato da concezioni arbitrarie, né trovare la propria legge primaria nella prosperità materiale della società, ma piuttosto deve trovarla nell’armonioso sviluppo e della perfezione naturale dell’uomo, al quale il Creatore ha destinato la società in qualità di mezzo(1)>>.
Pio XII aveva ben chiara questa distinzione tra sovranità (legittima) e tirannia totalitaria.
Fondamentale è dunque, volendo rimanere fedeli al pensiero cattolico, il riconoscimento e la valorizzazione del più vasto numero di corpi sociali, organizzati gerarchicamente all’interno dello Stato, facendo dunque da freno al potere centrale e garantendo le più ampie “libertà concrete”, territoriali e sociali.
Le forze politiche del nostro paese non possono ormai più trascurare le richieste di maggiore autonomia e di valorizzazione delle identità locali, che vengono dal nord come dal sud (senza per questo scadere in eccessi o in pericolose fughe separatiste).
E’ piacevole notare che nonostante un secolare processo di annichilimento delle radicate tradizioni popolari esse ritornano, redivive, con tutta la loro forza, per assestare un duro colpo alle truppe laico-massoniche di ogni risma.
In sintesi, è auspicabile una riforma del sistema in senso organico e corporativo (un termine che va ricondotto al suo significato originario); il che richiederebbe anche una necessaria riforma del parlamento, che andrebbe dotato di una camera delle regioni e dei mestieri.
L’Italia deve anche ritrovare quella “vocazione all’universale” che le è congeniale: dobbiamo tornare ad avere una missione comune e civilizzatrice, che trova il suo fondamento nei perenni principi della religione Cattolica e nel suo annuncio a tutti i popoli della terra.
L’unità dello Stato è minacciata, più che da ogni altra cosa, da questa miopia politica e culturale
Può essere d’aiuto la lezione di Josè Maria Ortega y Gasset sull’Impero Romano: «Il giorno in cui Roma cessò di essere questo progetto di cose da fare domani, l’impero si disarticolò». (va rifiutata) «ogni interpretazione statica della convivenza politica, che va invece intesa dinamicamente. La gente non vive unita in una nazione senza motivo, ‘perché si’; questa coesione a priori esiste solo nella famiglia. I gruppi che si integrano in uno Stato vivono insieme per qualcosa; sono una comunità di propositi e di aspirazioni».
Sempre il filosofo iberico ci da un altro spunto sul carattere universale di Roma che fu «la chiamata di genti diverse a fare qualcosa di grande insieme». Qualcosa di simile fece la Spagna, durante gli anni d’oro del suo vastissimo Impero.
A coronamento di questo sistema andrebbe ripristinata l’istituzione monarchica,non per puro nostalgismo, bensì per maggiori garanzie di unità nazionale e di tutela delle libertà concrete. Lo stesso S. Tommaso, pur non negando altri sistemi politici (aristocrazia,democrazia), ammette che la monarchia è la più perfetta tra le forme di governo. Ovviamente qui si parla di Monarchia Tradizionale, così brillantemente definita da Giovanni Cantoni in un suo celebre articolo(2): «La monarchia tradizionale è dunque una società tradizionale retta a regime monarchico ereditario, cioè una società che vive della tradizione ed è retta da una famiglia».
Prosegue Cantoni chiarendo il concetto di Rey nella Tradizione delle Spagne: <<Alla stessa definizione di monarchia tradizionale si può giungere osservando che cosa racchiude la monarquía tradicional dei teorici carlisti. Ci aiuta il lemma carlista nella sua completezza. Esso recita: “Dios, Patria, Fueros, Rey”. Il Rey è cioè custode della Santa Tradición, cioè della fede, della integrità nazionale e dei diritti acquisiti. Al Rey viene richiesta non solo la legittimità di diritto, cioè dinastica, ma anche la legittimità di esercizio, cioè il rispetto e la difesa della Santa Tradición, che fa sì che la monarquía tradicional sia non soltanto social e representativa ma anche limitada dalla legge divina e naturale e dai legittimi diritti acquisiti>>.
Al lettore questo programma potrà sembrare ardito e forse “utopistico” per i nostri tempi; tuttavia non possiamo rimanere impassibili al grido straziante di un’Italia, e di un Europa, che muore sotto le cannonate della secolarizzazione e del relativismo.
Vittorio Leo
Note:
1) Pio XII Enciclica Summi Pontificatus,cit.,p.451.
2) Giovanni Cantoni; La Monarchia tradizionale, unica soluzione globale alla crisi del mondo moderno.
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